MAKING A MURDERER. UNA SERIE REALE

La serie tv che consiglio oggi è Making a murderer.

1450785136_makingamurderer

Non è esattamente la classica serie tv che siamo abituati a vedere, con una trama costruita dai produttori, con degli attori che interpretano dei personaggi, con un’inizio e una fine, ma è una serie tv costituita da 10 puntate da un’ora l’una, dove vengono proposti dei documentari reali.

Si tratta infatti di una docu-serie con protagonista Steven Avery, un uomo incarcerato dal 1985 al 2003 per un crimine che non aveva commesso, lo stupro di una donna. Dopo 18 anni in carcere Steven viene scarcerato grazie a delle prove sul DNA. Questa è la trama del primo episodio, gli altri nove parlano della successiva incarcerazione dell’uomo accusato, questa volta,dell’omicidio di una giovane donna. Come nel primo caso Steven si dichiara innocente e la serie ripropone tutti gli avvenimenti, gli interventi degli avvocati, le riprese all’interno del tribunale, gli interrogatori, i familiari e qualsiasi cosa inerente al caso.

I filmati, distribuiti da Netflix dal 18 Dicembre 2015, sono opera dalle documentariste Moira Demos e Laura Ricciardi che sono state anni dietro a questo caso per riuscire ad ottenere i contenuti che oggi noi possiamo comodamente guardare.

Sembrerebbe da pazzi mettersi a guardare 10 ore di documentari e inizialmente io stesso ero titubante, ma dopo aver visto la prima puntata ho capito che Making a murderer è una serie tv che va vista. Ci sono sicuramente pezzi che rischiano di conciliare il sonno, ma più si entra nella vicenda andando avanti con gli episodi, più ci si appassiona.

La forza di questa docu-serie è proprio il fatto che a volte ci si dimentica che è tutto reale e si cominciano a trattare i personaggi come attori di una normale serie tv, si fanno congetture, si tifa per i buoni, si accusa la polizia e si prova anche un certo senso di antipatia per il fratello della vittima, quando in realtà sta vivendo una vera situazione di dolore.

Guardando Making a murderer si finirà per immedesimarsi in personaggi e ovviamente ci si avvicinerà alla situazione di Steven (che di certo non è proprio un santo), provando simpatia per lui. Ma il documentario non serve per provare l’innocenza dell’uomo (cosa che potremmo anche non condividere) ma metterà in luce i limiti e la falsità interna al sistema giudiziario americano.

Essendo un caso ancora aperto le due autrici hanno parlato di possibili nuovi episodi (come si legge dall’articolo su rollingstone) e hanno anche rilasciato un’intervista per spiegare le loro opinioni su questo caso.

Making a murderer va visto, possono spaventare le 10 ore di documentario ma va visto, è qualcosa di sconvolgente che causa allo spettatore un senso di debolezza nei confronti del potere.

Trailer:

Fonti: ilpostroarmagazinerollingstonewired