TECHWOMAN FA I CONTI CON ED AGLI YOUTUBERS

Proprio poche ore fa, sulle pagine de Il Sole 24 Ore, è apparso il seguente articolo (qui) riguardante il risvolto economico che ci cela dietro al mondo delle web stars. Il medesimo giornalista, Francesco Prisco, sempre sulle pagine de Il Sole 24 Ore, circa due anni fa aveva spiegato chi fossero le tanto citate web stars, definendoli come “I produttori di contenuti creativi originali per la piattaforma di YouTube che, dal 2005 a oggi, ha a dir poco rivoluzionato la fruizione dei video sul web […].”. 

Nel mondo di You Tube il businnes si misura in visualizzazioni, maggiore è il numero di views, maggiore è la popolarità dello youtubers, maggiore è dunque il guadagno che questo riesce a ricavare. Ma come guadagna concretamente uno youtubers?

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Claudio Monteverde, il communication manager di Google Italia, ha in passato rilasciato varie dichiarazioni relative ai guadagni economici delle web stars ed in particolare degli youtubers, facendo intuire alcune inevitabili considerazioni. La prima riguarda la netta differenza fra youtubers nazionali e youtubers che producono video in lingua inglese, con un successo di visualizzazioni netto a favore dei secondi. Nell’immagine sotto riportata si scorge la differenza di 40 milioni di iscritti fra il più seguito youtubers che pubblica in lingua inglese (Pewdiepie) e quello nostrano (Favij).

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Nel presente articolo (qui) si possono ritrovare i nomi di alcune web stars italiane della prima generazione, le quali hanno ad oggi affiancato all’attività sul web altri lavori e dunque altre fonti di guadagno. Fra i vari nomi figurano: Guglielmo Scilla in arte Willwoosh, ad oggi attivo anche in tv, cinema e radio, Frank Matano, il quale collabora con tv e cinema, Cliomakeup, sbarcata su Real Time e Daniele Doesn’t Matter, che ha pubblicato un libro con Mondadori. Tra le fonti di guadagno, inoltre, può esserci anche il product placement.

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Altra considerazione in merito, riguarda il contenuto dei video di maggior successo. Al primo posto tra i filoni più redditizi si collocano i video musicali, seguiti dai  gaming-video (lezioni e recensioni di videogiochi), fashion-video (tutorial su come vestirsi o truccarsi) ed infine entertainment-video (contenuti comici).

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Una forma particolare di youtubers, inoltre, è rappresentata dalla nascita di piccole imprese attorno alla produzione di video destinati al proprio canale YouTube. Si tratta di un lavoro più ampio e strutturato, in cui i lavoratori si comportano come piccole case di produzione, curando il prodotto dal soggetto alla post-produzione. È questo il caso  delle web serie, ossia video strutturati in più puntate e diffusi a cadenza più o meno regolare. Tra le firme più celebri del settore troviamo The Jackal, attivi su YouTube con prodotti di successo quali «Lost in Google» o «Gli effetti di Gomorra sulla gente», Il terzo segreto di Satira e i The Pills.

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Il mercato degli youtubers si è talmente espanso negli ultimi anni da aver comportato la nascita di agenzie d’immagine e uffici stampa specifici. A tal proposito, Corriere innovazione riporta proprio in questi giorni un caso (qui) di imprenditoria italiana che ha siglato una exit milionaria. MakeTag, azienda cagliaritana specializzata nello sviluppo di video interattivi, è stata acquisita dalla britannica BuzzMyVideos. Quest’ultima è una startup londinese che aiuta gli youtuber mondiali a monetizzare i propri video online, conta infatti oltre 5 mila artisti provenienti da più di 100 paesi diversi. MakeTag ha sviluppato una tecnologia inedita per creare video interattivi, capaci di aggiungere informazioni extra ai video in tempo reale, così da coinvolgere il pubblico in un’esperienza interattiva.

Youtubers, dunque, è colui che riesce a convertire le visualizzazioni in soldi. I re Mida del Tubo.

 

Fonti: Il Sole 24 OreYouTube, Il Sole 24 OreCorriereinnovazione.it